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  • M.C.

Covid-19 sia ultima occasione per Ue di cambiare rotta

Dopo settimane di misure straordinarie i cittadini italiani si trovano ancora a vivere una drammatica situazione di incertezza, sociale ed economica, dovuta alla mancanza di risposte adeguate a breve, medio e lungo periodo.

È evidente che l’Unione Europea non ha ancora attivato adeguati strumenti per fronteggiare la pesantissima crisi economica che ha iniziato a travolgerla. Una crisi particolarmente grave per l’Italia perché si innesta su un tessuto economico già provato da anni di bassa crescita e con un contesto sociale connotato da sempre maggiore diseguaglianza, blocco dell’ascensore sociale solo verso l’alto, spinte sempre più individualiste.

Come italiani abbiamo aderito all’Eurozona e convenuto di creare una moneta unica, cedendo quindi la sovranità monetaria, tuttavia politiche economiche, fiscali e sociali prive del controllo sulla moneta si sono rivelate inefficaci e hanno messo a nudo l’impotenza che caratterizza l’Unione Europea e l’insufficienza degli strumenti rimasti in dotazione ai singoli Stati.

Data la gravità della situazione riteniamo nostro dovere farci portatori di alcune istanze immediate. Siamo già in ritardo, c’è bisogno di mobilitare centinaia di miliardi, data la proroga ormai certa del blocco delle attività economiche non essenziali per ulteriori settimane:

· Per sostenere un sistema sanitario nazionale al collasso che presenta impietosamente il “conto” del costante depotenziamento miliardario imposto (anche a causa delle politiche di austerità) negli ultimi 25 anni;

· Per evitare la crescita della povertà tra la popolazione italiana, con milioni di persone costrette a rimanere a casa che vedono crollare o azzerarsi i propri redditi da lavoro, in un contesto di già gravissima sofferenza per milioni di famiglie. Senza risposte immediate e concrete al problema della povertà si rischia di compromettere definitivamente ogni patto sociale tra stato e cittadini e tra unione e stati membri.

· Per evitare il fallimento delle tantissime imprese colpite dall’emergenza e dai provvedimenti restrittivi in corso. Senza interventi immediati si rischia la chiusura definitiva di centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, migliaia di studi professionali, artigiani e commercianti.

Sappiamo già che non sarà sufficiente sforare il patto di stabilità, aumentando il deficit, se non si esce definitivamente dalla logica del debito pubblico come “fardello che viene posto sulle spalle delle future generazioni”. È necessario che gli obiettivi strategici di politica economica e sociale, di volta in volta individuati e scelti democraticamente, siano sottratti al ricatto e alle speculazioni dei mercati. Agli Stati viene richiesto di farsi carico di gigantesche perdite dovute a emergenze economiche, sociali e sanitarie, a questo onere devono corrispondere i più ampi margini di manovra sulle politiche monetarie necessarie a rispondere alle crisi. Un’emergenza come quella causata dalla pandemia in corso deve essere gestita con strumenti che permettano la creazione di risorse monetarie non a debito, anzi attivando politiche di monetizzazione o sterilizzazione del debito.

La sopravvivenza dell’Unione Europea sarà legata alla sua capacità di dare a cittadini e imprese un sostegno immediato senza ricadere nella spirale e nel ricatto perpetuo del debito.

MES. Tra le opzioni attualmente in discussione in Italia per reperire le risorse economiche da destinare all’emergenza in corso riteniamo, preliminarmente, per chiarezza, che sia assolutamente da escludere il ricorso a strumenti come il MES, il Meccanismo di Stabilità è un ‘fondo comunitario’ nato con l’intento di prestare soldi agli Stati ma solo in cambio dell’applicazioni di riforme imposte dallo stesso MES, un inaccettabile scambio “prestiti in cambio di cessioni di democrazia” simbolo dell’inflessibile rigore contabile con cui fino a oggi sono state le gestite le crisi asimmetriche, in primis quella greca.

EUROBOND. La proposta di creare strumenti di solidarietà quali eurobond/coronabond avrebbe sicuramente il pregio di superare uno dei punti deboli della costruzione della moneta comune (la mancanza di solidarietà giuridica tra stati e unione), ma in questo momento continuiamo ad assistere alle riserve politiche di alcuni paesi e alle difficoltà di trovare una soluzione giuridica per bypassare quella parte dei Trattati UE (es. Lisbona) che espressamente esclude ogni forma di condivisione del debito, rendono questa soluzione difficilmente percorribile e allungano i tempi.

BCE. Riteniamo invece che si debbano attivare tutti gli strumenti messi a disposizione dalla Banca Centrale Europea, che dovrebbe agire come vero e proprio garante/prestatore di ultima istanza del debito che l’Italia dovrà emettere per far fronte all’emergenza in corso, senza vincoli e condizioni e con un’operazione di monetizzazione o sterilizzazione di lungo periodo che solo una banca centrale può fare.

Affrontare gli effetti sanitari ed economici della pandemia con la sola “arma” del debito pubblico ‘ordinario’, eventualmente anche con forme di condivisione, sta comportando per l’Italia una gravissima perdita di tempo e di chanche: tutte le principali economie del mondo che non soffrono dei vincoli dell’eurozona stanno approntando politiche monetarie per prepararsi a quello che sarà il nuovo assetto post crisi dell’intera economia mondiale. Riconsideriamo il ruolo dell’intervento pubblico in economia in alcuni settori strategici, potenziamo il nostro welfare e ripartiamo con spinta a favore dell’economia reale finalizzandoci a soddisfare i diritti essenziali dei cittadini.

In Italia abbiamo solo l’imbarazzo della scelta: creazione di lavoro, sostegno ai consumi interni, investimenti di medio e lungo periodo per completamento delle infrastrutture di trasporto pubblico essenziali, opere strategiche per l’assetto idrogeologico, reti di comunicazioni e informatiche, potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale. Questa crisi ha reso evidente che né l’UE né l’Italia hanno tutte le leve di comando necessarie per farvi fronte. Se Unione Europa non è in grado di dare risposte immediate ed efficienti almeno permetta all’Italia di poterlo fare!



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